Anfibi di carne e spirito

Anche noi siamo anfibi, come le rane, anche se in un modo diverso. Noi viviamo nel nostro corpo e nello spirito, e per questo abbiamo bisogno sia di cibo carnale che di cibo spirituale, siamo carnali e spirituali insieme. Noi però, al contrario della rana, potremmo vivere tutta la vita ignorando il fatto di essere degli anfibi, delle creature di carne e spirito e così, spesso, ci curiamo della nostra carne ma non del nostro spirito.

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Omelia sulla parabola del servo spietato
(undicesima Domenica di Matteo)

La parabola del servitore spietato

Letture
Apostolos: 1 Cor 9, 2-12
Evangelo secondo Matteo (18, 23-35)

Il Vangelo di questa Domenica vuole ricordarci una cosa fondamentale per la nostra vita spirituale: il fatto di essere noi tutti dei debitori insolventi. Di più: spesso noi siamo proprio quel debitore di cui si parla nella parabola, quello che prima supplica perché si abbia pazienza con lui ma che poi non è in grado di avere la tessa pazienza con il suo fratello.

“Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro” (Lc 6, 26) dice il Signore. E noi dovremmo chiederci: quanto siamo lontani dall’essere misericordiosi?
Spesso, quando un ortodosso prova a spiegare a un non ortodosso le regole del digiuno, si sente invariabilmente rispondere: “Ma come fate?” Come se il non mangiare carne e latticini sia poi così difficile. Certo, può essere più o meno difficile, in base ai nostri bisogni, ma anche ai nostri vizi e alle nostre cattive abitudini, in generale però il digiuno non è difficile quanto sembra. Perdonare le offese, invece – rimettere i “debiti” – è difficile. Perché? È difficile perché noi siamo in un certo senso – senza saperlo – degli anfibi.
Gli anfibi sono quegli animali che vivono sia nell’acqua che sulla terraferma, come rane e salamandre. Questi animali vivono una parte della loro vita in acqua e poi si stabiliscono sulla terraferma. Hanno sempre bisogno però di vivere vicino all’acqua: se portiamo una rana in un luogo arido, infatti, morirà presto.

Anche noi siamo anfibi, come le rane, anche se in un modo diverso. Noi viviamo nel nostro corpo e nello spirito, e per questo abbiamo bisogno sia di cibo carnale che di cibo spirituale, siamo carnali e spirituali insieme. C’è però una grande differenza tra noi e le rane: le rane cercano istintivamente l’acqua. È da lì che sono nate ed è lì che passano la maggior parte della loro vita e del loro tempo anche quando hanno finito di trasferirsi sulla terra e hanno perso le branchie. Tutto il ciclo della vita della rana gira intorno all’acqua. Noi, al contrario, potremmo vivere tutta la vita ignorando il fatto di essere degli anfibi, delle creature di carne e spirito e così, spesso, ci curiamo della nostra carne ma non del nostro spirito. Per questa ragione, anche quelli che sanno bene di essere fatti di carne e di spirito si trovano di fatto più a loro agio a trattare con la propria carne. Per questo, quindi, troviamo più facile il digiuno che il perdono.

Ritorniamo però al Vangelo di oggi. Noi preghiamo tutti i giorni con le parole del Padre nostro, che siano rimessi i nostri debiti “come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Forse non c’è commento migliore di questa parabola alle parole della preghiera. Il servo spietato della parabola è infatti un debitore che non rimette il debito. Questo ci mostra un fatto importante: è Dio, per primo, a rimettere il debito. Dio non aspetta che noi siamo degni di questa remissione. Semplicemente, rimette il nostro debito e ci lascia andare. Dio dà il perdono all’uomo senza attendere che sia stato lui, prima, a perdonare il suo fratello. Il “come noi li rimettiamo ai nostri debitori” non è una condizione, è la conseguenza del nostro credere realmente al perdono di Dio. Se infatti noi credessimo realmente al fatto che Dio, incarnandosi e morendo sulla Croce per noi, ci abbia dato il perdono, saremmo portati a ripetere spontaneamente questo gesto verso i nostri fratelli. “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10, 8), dice il Signore. Ecco: se noi non diamo è perché non abbiamo apprezzato il dono di Dio, è perché non crediamo realmente di aver ricevuto qualcosa da Lui. Eppure Dio stesso si è fatto anfibio, come noi. Ha preso carne e si è fatto uomo e ha vissuto la nostra stessa vita nella carne, perché l’uomo potesse prendere spirito e farsi Dio vivendo nello Spirito.

Noi siamo abituati a trattare il nostro corpo e il nostro spirito come scompartimenti stagni, senza comunicazione. Il fine della vita spirituale, invece, è proprio di metterli in comunicazione. Non è solo la mia anima che deve salvarsi, devo salvarmi io, tutto intero. Per questo noi dobbiamo imparare a vivere la nostra condotta morale come una conseguenza della nostra fede, non come una serie di regole a cui bisogna obbedire. Non dobbiamo perdonare il nostro fratello perché Dio ci ordina di fare così: dobbiamo perdonarlo perché Dio, per primo, ha perdonato noi per l’opera del Figlio suo Unigenito a cui è l’onore e la gloria, col Padre e con il Santo Spirito. Amin.

(Pronunciata il 30 Luglio /12 Agosto 2018)

Alcune utili letture (profane) per la Grande Quaresima

Libri-antichi
Quello che scriverò ad alcuni potrà sembrare provocatorio, ma non è assolutamente questa la mia intenzione. È chiaro che durante la Grande Quaresima (e durante i digiuni in genere) sarebbe meglio bandire ogni lettura profana e dedicarsi interamente alla lettura delle Scritture e dei Padri della Chiesa. Questo significherebbe anche, ovviamente, rinunciare alla televisione e all’ascolto di qualsiasi genere di musica che non sia strettamente liturgica. Sono assolutamente convinto che una disciplina del genere sia l’ideale per un monaco, ma non credo che un laico, che vive ben più del monaco i problemi del mondo, possa sempre permettersi una tale condotta di vita. Temo che in alcuni casi essa possa addirittura essere dannosa: “zelo non secondo conoscenza” direbbe forse San Paolo. D’altra parte esistono molte opere letterarie che, pur essendo a tutti gli effetti “profane”, riescono ad essere portatrici di idee cristiane. Sono opere che parlano di storie del tutto umane, con protagonisti pieni di umanissimi difetti: storie di amore e di odio, di guerra, ma anche di pentimento, di redenzione. Molte di queste opere si prestano benissimo a sostituire altri svaghi nei periodi di digiuno. Non che nello svago in sé ci sia qualcosa di naturalmente sbagliato, questo è chiaro, ma se è possibile indirizzare a Dio anche lo svago, questo può diventare un momento di crescita spirituale.

Ecco dunque alcuni libri di cui raccomando la lettura.

I promessi sposi di Alessandro Manzoni
Gli italiani imparano ad odiare questo libro sui banchi di scuola, e questa è una delle supreme ingiustizie del nostro sistema scolastico. Sì, perché questo è davvero uno dei più bei romanzi di tutti i tempi, che dietro quella che è apparentemente soltanto una storia d’amore contrastato, cela tutta una serie di riflessioni profondamente cristiane. Soprattutto è un libro che parla del pentimento: il pentimento di Renzo di fronte alla propria incapacità di perdonare, quello di Ludovico, che decide di incamminarsi nella vita consacrata, quello dell’Innominato, uomo dai molti crimini che trova alla fine Dio.

David Copperfield di Charles Dickens
Questo libro è ciò che in termini tecnici si definisce in genere come un “romanzo di formazione”. Il protagonista (l’alter ego di Dickens) racconta in prima persona le principali tappe della sua vita, dalla perdita del padre, prima ancora di nascere, a quella della madre, passando per le mille avventure che lo faranno crescere umanamente e spiritualmente. Riferirò un piccolo aneddoto su questo libro. Un giovane che si era recato sul Monte Athos per farsi monaco, aveva chiesto all’Abate una lettura spirituale. L’Abate, uomo dalla vista spirituale acuta, gli consegnò una copia di questo libro e, alle proteste del giovane (che si aspettava un libro veramente spirituale e non un romanzo sentimentale vittoriano), affermò: “Se prima non riesci a sviluppare sentimenti normali, umani, cristiani, come David, qualsiasi lettura spirituale ortodossa sarà per te di scarso beneficio…”

Dov’è morte la tua vittoria? di Henry Daniel-Rops
Un bellissino romanzo a tinte forti, una storia di morte e resurrezione, dal titolo decisamente “paolino” (una citazione dalla prima Epistola ai Corinzi). Il romanzo racconta la storia di Laura, donna dal cuore inquieto che si lascia sprofondare, come ahimè accade in molte anime sensibili, nelle più basse passioni umane. Per poi trovare la luce di Dio. Viene in mente, leggendo questo libro, un passo famoso dalla Scala di San Giovanni Climaco: “Del resto io vidi persone follemente travolte da impuri amori trarre da essi motivo di penitenza, passare cioè dall’esperienza erotica a quell’amore del Signore che trascende ogni timore, da quello spronate ad un insaziabile ardore di divina carità. Per questo il Signore disse alla peccatrice tornata a saggezza non ch’ella aveva molto temuto, ma che aveva molto amato, e perciò era riuscita a scacciare un amore con un altro amore” [Scala, V, 54]

Delitto e castigo di Fedor Dostoevskij
Mi sembra quasi di fare un torto al grande scrittore russo se cito soltanto uno dei suoi romanzi. In realtà avrei potuto citare qui moltissimi dei suoi libri. Mi limito a questo, lasciandovi scoprire da soli gli altri, perché è anche questo un romanzo di morte e rinascita, la storia di un uomo che cade e si redime, rinascendo quasi come Lazzaro nel racconto dell’Evangelista Giovanni (un racconto che si ritrova non a caso citato in una delle più grandi pagine di questo libro).

Chiaramente ci sono moltissimi altri libri che varrebbe la pena di leggere durante la Grande Quaresima, e in realtà anche nel resto dell’anno. La televisione e Internet hanno ridotto molto il tempo dedicato alla lettura. Quale scusa migliore per lasciare finalmente una cattiva abitudine in favore di una buona? Quindi, che dire? Buona lettura!

p. Daniele